domenica 16 marzo 2014

Recensione: L'ombra del mondo: La profezia dimenticata

Titolo: L'ombra del mondo: La profezia dimenticata
Autrice: Vittoria Sacco
Editore: De Ferrari
Collana: Oblò
Pagine: 254
Prezzo: 13,60

Descrizione:
Il mondo parallelo è riemerso portando con sé un talismano legato ad una profezia e venti di guerra. Le Quattro Terre dovranno scindersi tra l'Alleanza del mondo parallelo, capeggiata dai quattro saggi e incentrata sul culto delle arti antiche e la sua antitesi, l'Impalpabile, sorretta dai maghi e dalle arti alchemiche. I due enti tenteranno una corsa sfrenata per avere dalla loro parte la detentrice del talismano che appartiene alla rara stirpe dei bambini prodigio, esseri con poteri sovrannaturali ed eredi degli antichi avi, fondatori delle Quattro Terre. I due eserciti si scontreranno innumerevoli volte incrociando la vita di diversi personaggi, tra agguati, storie d'amore e ricerche sulla prorpia identità. In uno scenario apocalittico e remoto che può sembrare tuttavia attualissimo, dove distinguere il bene dal male non sarà sempre così semplice, riuscirà la prescelta a lasciarsi guidare da sentimenti nobili e dal suo istinto per riportare le Terre in equilibrio?

L'autrice:


Vittoria Sacco nasce a Milano nel 1988. Ricercatrice scientifica e dottoranda dell’Accademia di Giornalismo e dei Media all’Università di Neuchâtel in Svizzera, si occupa di nuove tecnologie e dell’evoluzione del giornalismo nel Web. Dalla prima infanzia ha frequentato il Lycée Standhal di Milano permettendole di divenire madrelingua francese ed italiana. Nel 2006 ottiene la maturità scientifica con specializzazione in matematica. Nello stesso anno ottiene il diploma di istruttore di Karate con lode e la sua cintura nera, approfondendo la filosofia orientale. La palestra diventerà la sua casa ed il suo rifugio dove insegnerà arti marziali fino alla sua partenza dall’Italia. Dopo aver brevemente frequentato l’Università Cattolica di Milano in economia, nel 2008 si trasferisce a Neuchâtel in Svizzera trovando lavoro e continuando in parallelo gli studi. Nel 2009 consegue la laurea triennale in economia con specializzazione in management e nel 2011 si specializza con lode in statistica, intraprendendo la sua attuale attività con pubblicazioni e conferenze nel mondo. 

La recensione di Miriam:


Romanzo d’esordio di Vittoria Sacco, “L’ombra del mondo: La profezia dimenticata” è il primo capitolo di una saga fantasy incentrata sulla tematica classica quanto intramontabile dell’eterna lotta tra bene e male. L’universo immaginario in cui siamo trasportati si compone di quattro terre legate ai quattro elementi della natura. L’equilibrio tra le stesse, condizione irrinunciabile affinché pace e giustizia regnino nel mondo, è minacciato dall’Impalpabile, ovvero una maxi organizzazione votata al male e capeggiata dal perfido Gareth.
A contrastare la sua ambizione di dominio è l’Alleanza del Mondo Parallelo che, ispirandosi  al culto della Arti Antiche, predica la non violenza e la ricerca della retta Via.
Tra le due fazioni aleggia l’ombra di un’antica profezia che predice l’avvento, in un futuro imprecisato, di un prescelta che padroneggiando la nuova forza del vapore sarà in grado di governare il mondo. Unico indizio per poterla riconoscere è un medaglione di cui si dice sia in possesso.
Sarà proprio questa profezia a fornire l’input perché scoppi una guerra tra le due parti in causa. La ricerca e la conquista del talismano e di colei che lo possiede divengono infatti un obiettivo prioritario sia per l’Impalpabile che per l’Alleanza, sebbene a guidarli siano motivazioni radicalmente opposte.
Il canovaccio su cui l’autrice ricama la sua storia rappresenta un classico del genere. I fili che compongono la trama − la lotta tra bene e male, la quest, l’allontanamento dalla saggezza di un antico culto e il progressivo rifiuto della magia da parte di un mondo che si vota al progresso, la presenza di una profezia a di una prescelta a cui è affidata la speranza − ricorrono in tantissime opere ascrivibili allo stesso filone letterario. Nel caso specifico non assistiamo ad alcuna inversione di rotta. La storia procede seguendo gli stessi binari già tracciati e percorsi  da molteplici altri autori. La novità va ricercata elusivamente nei dettagli, nelle peculiarità che caratterizzano lo specifico mondo qui plasmato. Cionondimeno si tratta di particolarità sicuramente interessanti, che facilmente riusciranno a intrigare il lettore appassionato di fantasy.  Del resto lo stesso plot, per quanto poco innovativo e prevedibile, non mancherà di conquistare gli estimatori dello sword and sorcery.
In quanto tale, io stessa, ho subito il fascino delle quattro terre e del Mondo Parallelo che si nasconde sotto la superficie. Ho trovato particolarmente intrigante, forse perché ha risvegliato in me suggestioni in odore di steampunk, la Waterlandy, mezzo di trasporto a metà tra un dirigibile e un’imbarcazione, in grado di volare quanto di solcare le acque. Tuttavia non sono riuscita ad appassionarmi davvero alla lettura, l’ho trascinata per giorni e in alcuni momenti sono stata tentata di mollare. Il motivo è da ricercarsi nel modo in cui la storia è raccontata − e sottolineo raccontata, proprio perché tutto è riferito, elencato, descritto con distacco, ma mai mostrato. Ho fiutato le potenzialità delle quattro terre, delle loro atmosfere, dei loro paesaggi, ma non sono riuscita a vederle né a sentirmi davvero lì. Similmente ho captato le potenzialità dei personaggi ma non sono riuscita ad affezionami a nessuno di loro perché non li ho sentiti vivi − ad acuire questa sensazione ha contribuito il fatto che non sempre agiscono in maniera del tutto credibile.
Il plot è ricco di azione e si presta a molteplici colpi di scena, ma la tempistica non è quasi mai ideale perché l’autrice tende ad anticipare e a far presagire quello che accadrà cosicché non si rimane mai davvero sorpresi.
La mia sensazione, del tutto personale e non necessariamente condivisibile, è che se la stessa storia fosse stata resa con una tecnica narrativa più dinamica e maggiormente incentrata sulla regola dello show don’t tell, avrebbe avuto un impatto molto più incisivo, soprattutto dal punto di vista emotivo.
Un buon esordio, in ogni caso.









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