giovedì 8 novembre 2018

Review Party: Inquisizione Michelangelo di Matteo Strukul

Buongiorno cari follwer,
oggi vi proponiamo un nuovo Review Party per parlarvi di Inquisizione Michelangelo, il nuovo romanzo di Matteo Strukul, autore della saga bestseller I Medici, che fa rivivere uno degli artisti più affascinanti di sempre.

Titolo: Inquisizione Michelangelo
Autore: Matteo Strukul
Editore: Newton Compton
Pagine: 384
Prezzo ebook: 5,99
Prezzo cartaceo: 9,00

Descrizione:

Roma, autunno 1542. All’età di sessantasette anni, Michelangelo è richiamato ai suoi doveri: deve completare la tomba di Giulio II, opera ambiziosa ma rinviata per quasi quarant’anni. Guidobaldo II, erede dei Della Rovere, non accetterà altre scuse da parte dell’artista. Ma Michelangelo si trova nel mirino dell’Inquisizione: la sua amicizia con la bellissima Vittoria Colonna non è passata inosservata. Anzi, il cardinale Gian Pietro Carafa, capo del Sant’Uffizio, ha ordinato di far seguire la donna, con lo scopo di individuare il luogo in cui si riunisce la setta degli Spirituali, capeggiata da Reginald Pole, che propugna il ritorno alla purezza evangelica in una città in cui la vendita delle indulgenze è all’ordine del giorno. Proprio la Roma divorata dal vizio e violata dai Lanzichenecchi sarà il teatro crudele e magnifico in cui si intrecceranno le vite di Malasorte, giovane ladra incaricata di spiare gli Spirituali, di Vittorio Corsini, Capitano dei birri della città, di Vittoria Colonna, marchesa di Pescara, e dello stesso Michelangelo Buonarroti, artista tra i più geniali del suo tempo. Tormentato dai committenti, braccato dagli inquisitori, il più grande interprete della cristianità concepirà la versione finale della tomba di Giulio II in un modo che potrebbe addirittura condannarlo al rogo…

La recensione di Miriam:

Michelangelo è sicuramente uno degli artisti più affascinanti, ma anche più noti, della storia dell’arte italiana. Nel suo romanzo, Matteo Strukul ne tratteggia un ritratto insolito, relativo agli anni della sua maturità, quelli caratterizzati da un ripensamento della fede e dell’arte, influenzato dal suo avvicinamento al circolo degli Spirituali. Sono gli anni che lo vedono impegnato a completare la tomba di Giulio II, lavoro iniziato, interrotto, procrastinato per circa quarant’anni, e addolciti dall’intensa amicizia con la marchesa di Pescara Vittoria Colonna. È Proprio questa frequentazione a farlo finire nel mirino dell’Inquisizione. La nobildonna, infatti, intrattiene rapporti con il cardinale Reginald Pole, simpatizzante della dottrina luterana, sospettato di eresia, di cui sembra condividere il pensiero. È un periodo delicato per la Chiesa di Roma che sente la sua egemonia  fortemente minacciata dal dilagare del protestantesimo, e il cardinale inquisitore Gianpietro Carafa è determinato a contrastarlo con ogni mezzo. Se un artista in vista, apprezzato e vicino al Papa come Michelangelo si lasciasse sedurre dalle teorie di Lutero, il cattolicesimo ne risulterebbe indebolito ed è al fine di scongiurare questa eventualità che il religioso decide di tenerlo sotto controllo. Allo scopo si rivolge al capitano dei Birri, Vittorio Corsini, che non esita a sguinzagliare delle spie per la città. È così che la cortigiana Imperia e la giovane Malasorte – il cui stesso nome suona come una triste profezia – finisco al centro di una tresca che diverrà via via più complessa fino ad avere dei risvolti davvero inaspettati.
Il plot si configura come una vera e propria spy story d’epoca che, snodandosi sullo sfondo di una Roma corrotta e segnata dal Sacco dei Lanzichenecchi, ci fa rivivere una pagina controversa della storia delle Chiesa e, nel contempo, un periodo particolarmente tormentato della vita di Michelangelo.
Mentre le oscure trame ordite da Carafa stuzzicano la nostra curiosità spingendoci a procedere a passo spedito nella lettura, assistiamo alla realizzazione di opere d’arte immortali come il Mosè e gli affreschi della Cappella Sistina.
L’autore riesce a rendere con efficacia l’animo tormentato dell’artista e le riflessioni di carattere religioso che sottendono il suo lavoro, ma nello stesso tempo ci fornisce un ritratto dell’uomo che si cela dietro la facciata ufficiale, del suo carattere burbero me non meno della dolcezza e della lealtà che traspaiono nei suoi legami d’amicizia. Tenera, a tratti struggente, è quella che lo unisce a Vittoria Corsini, ma altrettanto forte e coinvolgente sarà quella che lo avvicinerà a Malasorte, la donna incaricata di spiarlo.
Quest’ultima è un personaggio chiave dell’intera vicenda, nonché una delle figure più carismatiche nelle quali ci imbattiamo. Figlia della strada, addestrata a rubare e compiacere gli uomini per sopravvivere, dotata di una bellezza che all’occorrenza può essere usata come arma, Malasorte ha i requisiti perfetti per ingannare, manipolare, tradire. Eppure finirà per essere solo una pedina in un gioco più grande di lei, una vittima mascherata da carnefice, nulla più che un agnello sacrificale nelle mani di una Chiesa divorata dal vizio, disposta a tutto pur di preservare il suo potere.
La storia narrata è triste, lascia l’amaro in bocca, segnando il trionfo dell’ipocrisia sulla purezza di intenti e sentimenti, mostrandoci, per l’ennesima volta, il lato più oscuro dell’istituzione religiosa, ma nondimeno è una storia di speranza e ribellione, veicolata proprio dall’arte. Michelangelo non è di certo un guerriero, non può contrastare con la forza i potenti, ma può servirsi di scalpello e pennello per esprimere il suo dissenso, riversando nelle opere prodotte in quegli anni il suo anelito a quel ritorno alle origini professato dagli Spirituali in cui la fede in  Dio si riafferma come rapporto diretto e che non ha bisogno di mediazioni.




lunedì 5 novembre 2018

Recensione: Il dottor Nabokov e la bicicletta alata

Titolo: Il dottor Nabokov e la bicicletta alata
Autrice: Claudia Perfetti
Editore: bookabook
Pagine: 218
Prezzo ebook: 5,99
Prezzo cartaceo: 14,00

Descrizione:
A Jean Paul Sartre, filosofo tormentato, viene recapitato un oggetto misterioso. Nel tentativo di scoprire di cosa si tratta, si rivolge al dottor Benjamin Nabokov, professore e inventore di cui ha sentito parlare. I due, insieme a Nina, una studentessa del professore con il dono straordinario di vedere le cose del "mondo invisibile", iniziano a indagare, consapevoli di dover andare oltre la realtà per capire da dove viene l'oggetto misterioso e cosa significano le visioni di Nina. E se la scienza non si limitasse a spiegare i fenomeni visibili? E se la filosofia riuscisse a ergersi oltre le cose del mondo? Il dottor Nabokov, Sartre e Nina uniranno le loro forze per scoprire che quell'universo misterioso esiste davvero, oltre l'essere, oltre il nulla.

La recensione di Miriam:
L’essere si esaurisce in ciò che percepiamo (il fenomeno dell’essere) oppure esiste altro, una verità (l’essere del fenomeno) oltre le cose? In sintesi, esiste una realtà transfenomenica?
Questo interrogativo, all’origine del saggio L'essere e il nulla di Jean Paul Sartre, fornisce l’input e rappresenta il filo conduttore del libro di Claudia Perfetti, che si propone come una sorta di allegoria di questa ricerca.
Tutto comincia quando Benjamin Nabokov, professore di matematica e scienze, riceve la strana visita di un uomo che pare venuto da un’epoca passata – un filosofo di nome Jean Paul Sartre – che gli chiede aiuto affinché lo aiuti a capire cosa sia un misterioso oggetto che gli hanno recapitato.
È l’inizio di una ricerca in cui viene coinvolta anche Nina, allieva del professore, nonché ragazzina dotata di fervida immaginazione. Nina è immersa nel mondo reale, nella sua vita a San Pietroburgo, eppure vede cose invisibili agli altri; la sua percezione del mondo che la circonda sembra subire continue interferenze di una realtà altra. Dono o follia? Di certo, la sua attitudine può rivelarsi molto utile nelle indagini che coinvolgono i due uomini.
Il romanzo si apre così, come un giallo. In cosa consiste l’oggetto ricevuto in dono da Sartre? A cosa serve, chi glielo ha recapitato e perché? Sono questi i misteri da svelare, o meglio lo sono all’apparenza, perché man mano che arriveranno le risposte si dischiuderà un modo di significati e metafore che finirà per ricondurci alla quest filosofica di cui accennavo all’inizio.
Andando avanti, il giallo sfocia nel fantasy, perché ben presto ci ritroviamo catapultati in un universo parallelo popolato dai Minimali. Si tratta di un mondo governato dal perfido imperatore Nabokov (una versione alternativa del professore) che, per esercitare il totale controllo sui suoi sudditi, ha cancellato la filosofia. Proprio a causa di questa perdita, il suo regno rischia ora di andare distrutto. L’unico modo per salvarlo è riportarvela e, per farlo, occorre riportare a casa un certo bambino, finito nel mondo parallelo in cui vive Nina. A farsi carico della missione è un gruppetto di ribelli che, allo scopo, getterà dunque un ponte fra le due dimensioni.
Come si può facilmente intuire da questi accenni di trama, la carne al fuoco è tantissima. L’essere e il nulla, la teoria dei mondi paralleli, il potere dell’immaginazione, l’importanza della libertà… sono alcuni dei temi che fanno capolino fra le pagine. Argomenti innegabilmente pregni di fascino, ma così vasti e complessi che, forse, costituiscono un carico eccessivo per un volume che conta poco più di duecento pagine (considerando anche i margini molto ampi, le pagine bianche fra la fine e l’inizio dei vari capitoli, l’interlinea larga). Il rischio è di sentirsi frastornati dalla mole di informazioni che finiscono per soverchiare lo stesso plot.
Personalmente sono stata rapita e completamente conquistata dall’idea alla base del romanzo – l’ho trovata geniale – e dagli spunti di riflessione che offre, ma non posso dire di essermi sentita coinvolta nelle vicende narrate né di essermi sentita trascinata davvero nel mondo parallelo descritto. L’autrice spiega, spiega tanto e lo fa anche bene, ma non riesce a mostrare. Ci riferisce di un mondo privo di filosofia, stuzzicando la nostra curiosità, ma non ce lo fa vedere, non ce lo fa sentire. Introduce un’interessante carrellata di personaggi, ma non li caratterizza abbastanza da  renderli vivi e farci affezionare a loro. La narrazione procede piatta, informando senza emozionare. Penso che la stessa storia resa con tecnica e stile diversi avrebbe reso di più, fermo restando che è una storia molto interessante e che merita di essere letta per i suoi contenuti e per l’originalità.





lunedì 29 ottobre 2018

Recensione in anteprima: Josh Ewan

Titolo: Josh Ewan
Autore: Vito Ricco
Editore: Les Flâneurs
Prezzo: 15,00
Data di pubblicazione: 31 ottobre
Disponibile in preorder qui

Descrizione:
Storia della rockstar che parlava con gli spiriti – New York, anni Duemila. Josh Ewan, rockstar decaduta, ha appena pubblicato un album dopo molti anni di silenzio, ma si rifiuta di promuoverlo con un tour. La ragione è presto detta: quelle canzoni le ha scritte tutte da solo, senza l’aiuto degli spiriti, e il risultato è pessimo. Nel tentativo di far rassegnare il suo nuovo agente all’idea, il cantante si produce in un lungo monologo a puntate. Racconta della sua adolescenza a Minneapolis, dell’incontro con la chitarra e con l’amore, del rapporto con la morte e del viaggio verso il successo. Soprattutto, della scoperta di quel dono paranormale che gli consente di diventare una leggenda vivente ma che in cambio pretende il suo tributo.

Insieme ghost story e romanzo di formazione, la vita di Josh Ewan è una lenta discesa in una spirale di violenza e assuefazione, che mostra come l’animo umano possa corrompersi e come ogni cosa abbia un prezzo. 

La recensione di Miriam:
Dopo dieci anni di silenzio, Josh Ewan, acclamata rockstar degli anni Duemila, si accinge a tornare in scena. L’evento suscita un grande clamore e un forte senso di aspettativa, il pubblico è in fibrillazione, tuttavia il successo non è quello sperato. Il nuovo album non è all’altezza dei precedenti, i brani sono così diversi, così immaturi rispetto agli altri che… sembrano scritti da un’altra persona. E il punto è proprio questo: Josh non può offrire ai fan quello che si aspettano perché la musica che li ha fatti sognare un tempo non è farina del suo sacco. Non è stato lui a comporre le canzoni che hanno scalato le classifiche di tutto il mondo, ma qualcun altro dotato di un talento che gli manca.
Un grande imbroglio, certo, ma risolvere il problema non dovrebbe essere complicato: basterebbe ingaggiare ancora il vecchio autore per replicare la magia. Purtroppo, non è così facile perché a scrivere gli album di Ewan non sono stati esseri umani ma spiriti e per farlo hanno richiesto un prezzo altissimo, un prezzo che non è sicuro di voler continuare a pagare.
L’idea alla base del romanzo non è originalissima ma indubbiamente carica di un fascino intramontabile. Quasi un Dorian Gray in salsa rock, Josh Ewan ci offre una rivisitazione del tradizionale patto col diavolo. Nel caso specifico si parla di spiriti (maligni) e l’oggetto del desiderio non è l’eterna giovinezza ma il successo, il meccanismo di fondo però rimane lo stesso. Il protagonista brama qualcosa di irraggiungibile con le sue sole forze e un’entità sovrannaturale gliela concede in cambio di un tributo tanto esoso che rischia di mettere in discussione la convenienza dello stesso accordo. Non entrerò nei dettagli per lasciarvi il piacere della scoperta, vi basti sapere qui che il prezzo per Josh sarà la solitudine, e questo, a mio avviso, è uno dei risvolti più interessanti della storia.
Pur confezionando una trama che percorre un sentiero già battuto, sviluppandosi in maniera abbastanza prevedibile, l’autore se ne serve per offrirci spunti di riflessione nuovi.
A metà fra ghost story e romanzo di formazione, Josh Ewan ci intriga con atmosfere e suggestioni dal sapore paranormale e nello stesso tempo ci propone un’immersione nell’animo umano a caccia di debolezze e tentazioni. L’esperienza del protagonista si configura come metafora dark della ricerca spasmodica del successo facile. Josh incarna la brama di arrivare all’apice servendosi di scorciatoie, ma anche la voglia di essere qualcosa di diverso da sé, di impersonare un modello socialmente appetibile, pur non possedendone le qualità. Probabilmente, lui non è tagliato per la musica, non è questo il suo talento naturale, e nonostante ciò si ostina a essere una rockstar.
D’altro canto, il particolare tributo che gli viene richiesto mette in evidenza il risvolto della medaglia del successo stesso, a prescindere dal modo in cui Ewan lo ha ottenuto. Spesso la solitudine è proprio lo scotto che pagano le star, amate da un pubblico vastissimo per ciò che rappresentano ma  condannate all’isolamento nella sfera privata.
Il racconto in prima persona – il romanzo si snoda come una lunga confessione fatta da Josh al suo manager attuale – ci consente di entrare nella mente del protagonista e di seguirne dall’interno la parabola discendente, condividendone le gioie effimere, le ansie, la paura, fino al senso di sconfitta che inevitabilmente lo ghermisce nel finale e ha su di noi l’effetto di un monito: sebbene non sempre le apprezziamo e spesso le diamo per scontate, alcune cose, come gli affetti, hanno un valore inestimabile e non c’è desiderio per cui valga la pena barattarle.


venerdì 19 ottobre 2018

Anteprima: Datura. Una storia di famiglie, di vendetta e di bugie di Jaden Serrano

Titolo: Datura. Una storia di famiglie, di vendetta e di bugie
Autore: Jaden Serrano
Editore: selfpublishing
Pagine: 297
Prezzo eBook: 2,99
Prezzo cartaceo: 5,99

Descrizione:
Stati Uniti, Texas, dicembre 1998. Philip J. Bradshaw viene giustiziato nel carcere di Huntsville per l’omicidio di due ragazzi, avvenuti la notte di Halloween del 1985 nella cittadina di Monroe. Le sue ultime parole sono: “Io non sono Philip J. Bradshaw e voi non potete più fermare questa condanna”.
Jaden Serrano, ex galeotto e medium ciarlatano, è l’unico amico che abbia avuto negli anni di reclusione. Spinto da una promessa fattagli negli anni di carcere, ripercorre i luoghi e la storia di Philip, dall'incidente in cui rimase sfigurato alla notte in cui uccise i due ragazzi, scoprendo a poco a poco una verità sempre più scomoda sulle famiglie di Monroe e sulla vera identità del suo amico sfigurato.

mercoledì 17 ottobre 2018

Recensione: Il libro degli orrori

Titolo: Il libro degli orrori
A cura di Stephen Jones
Autori: Autori Vari
Editore: Independent Legions Publishing
ISBN (Edizione Cartacea) 978-88-31959-12-4
Pubblicazione: Ottobre 2018
Illustrazione di copertina: Wendy Saber Core
Traduzioni: Daniele Bonfanti, Nicola Lombardi,
Francesca Noto, Chiara Beltrami
Revisioni e Proofreading: Miriam Mastrovito
Coordinamento e Supervisione: Alessandro Manzetti
Formato Cartaceo
Edizione ‘Collection’ a tiratura limitata e copie numerate
Pagine: 400
Lingua: Italiano
Prezzo di copertina: € 23
Il libro è in vendita sullo store dell'editore
su eBay e presso alcune librerie specializzate


Sinossi/Descrizione:

Antologia di 14 racconti horror a cura di Stephen Jones (titolo ori-ginale: 'A Books of Horrors', 2011), opera finalista al World Fantasy Award e al British Fantasy Award, tradotta in Italiano per la prima volta. Contiene i seguenti racconti: IL PICCOLO DIO VERDE DELL’AGONIA di Stephen King; FIGLIA DEL FUOCO di Caitlín R. Kiernan; FANTASMI CON I DENTI di Peter Crowther; LA FIGLIA DEL FABBRICANTE DI BARE di Angela Slatter; COLUI CHE CAMMINA NEI BOSCHI di Brian Hodge; DIMMI CHE TI RIVEDRO’ di Dennis Etchison; LA MUSICA DI BENGT KARLSSON, ASSASSINO di John A. Lindqvist; RISPOSTA SBAGLIATA di Ramsey Campbell; ALICE ATTRAVERSO IL FOGLIO DI PLASTICA di Robert Shearman; L’UOMO NEL FOSSO di Lisa Tuttle; UN GIOCO DA BAMBINI di Reggie Oliver; UNA TRISTE COSA OSCURA di Michael Marshall Smith; VICINO A ZENNOR di Elizabeth Hand; ULTIME PAROLE di Richard Christian Matheson.
Introduzione di Stephen Jones.

Dall’introduzione di Stephen Jones:

“Ma che diavolo è successo al genere horror?
Dove sono finiti i mostri minacciosi, i vampiri violenti, i licantropi letali, gli spettri spaventosi e le mummie macabre?
Di questi tempi, è più facile ritrovarsi con succhiasangue che mostrano il loro lato sentimentale, mentre i lupi mannari lavorano sotto copertura per il governo, gli spettri fanno gli investigatori privati, e i morti viventi sorseggiano il tè in-sieme alla società bene di un romanzo di Jane Austen. Non sono queste le figure iconiche della paura e della meraviglia con cui siamo cresciuti. Non sono queste le Creature della Notte che hanno messo paura a tante generazioni nel corso dei secoli, costringendo innumerevoli bambini a cercare rifugio sotto le coperte, mentre leggevano libri e fumetti alla luce di una torcia. Oggi, viviamo nel mondo dell’horror-lite. Questa tremenda denominazione è stata coniata dagli edi-tori per descrivere il tipo di narrativa che attualmente gode di enorme successo nei suoi sottogeneri, come il paranor-mal romance, l’urban fantasy, il mash-up letterario, e lo steampunk.
Anche se non si può negare che esiste un pubblico per queste opere, per lo più non si tratta di libri rivolti ai lettori di storie dell’orrore tradizionali. Il pubblico di questi sottogeneri non è interessato a farsi spaventare deliziosamente da ciò che legge, o a non riuscire a togliersi dalla testa un racconto particolarmente inquietante anche molto dopo aver chiuso il libro. E questo non sarebbe un problema, se gli editori e i rivenditori non stessero usurpando il mercato horror tradizionale con una valanga di volumi usa-e-getta destinati al lettore “moderato.”
Be’, è giunto il momento di riappropriarsi del genere horror, per coloro che comprendono e apprezzano il valore e l’impatto di una storia che fa paura.” (…)
Con Il libro degli orrori, speriamo di essere stati all’altezza del titolo, e di tutto ciò che implica.

Profilo del Curatore:

STEPHEN JONES vive a Londra, in Inghilterra. Candidato al Premio Hugo, ha vinto per tre volte il World Fantasy Award e l’International Horror Guild Award, cinque volte il Bram Stoker Award, ventuno volte il British Fantasy Awards e il Premio alla Carriera della Horror Writers Association.
È uno dei più acclamati scrittori ed editor della Gran Bretagna, ha al suo attivo più di 145 libri, tra i quali: The Art of Horror Movies: An Illustrated History; i libri sui film Coraline e Stardust di Neil Gaiman, The Illustrated Monster Movie Guide e The Hellraiser Chronicles; i saggi Horror: 100 Best Books e Horror: Another 100 Best Books (entrambi scritti con Kim Newman), le raccolte di racconti Necronomicon e Eldritch Tales di H. P. Lovecraft, The Complete Chronicles of Co-nan e Conan’s Brethren di Robert E. Howard, Curious Warnings: The Great Ghost Stories of M.R. James; oltre ad antolo-gie come Horrorology: The Lexicon of Fear, Fearie Tales: Stories of the Grimm and Gruesome, A Book of Horrors, The Mammoth Book of Vampires, le serie The Lovecraft Squad e Zombie Apocalypse!, e ventinove volumi del Best New Hor-ror. Independent Legions ha in programma la pubblicazione in italiano di altre due antologie curate da Stephen Jones: Libri da Incubo (‘Nigtmare Stories’) e Quintessenza Horror (‘The Very Best of Best New Horror’)
Sito web: www.stephenjoneseditor.com



La recensione di Miriam:

Che fine ha fatto il vero horror? Partendo da questo interrogativo, legittimo in un periodo in cui l’horror tradizionale sembra essere stato soppiantato, sul mercato, da sottogeneri più soft quali il paranormal romance, l’urban fantasy, lo steampunk, Stephen Jones lancia una sfida ad alcuni fra i massimi esponenti del genere, allo scopo di proporre al lettore un’opera che gli faccia riscoprire il piacere della paura. Nasce così Il libro degli orrori, un’antologia in cui non c’è spazio per vampiri innamorati o creature infernali pronte a mettersi al servizio della giustizia, e i veri mostri tornano a impadronirsi della scena per regalarci notti insonni e brividi lungo la schiena. Una raccolta per autentici appassionati del genere (ma ideale anche per neofiti desiderosi di un corposo assaggio), che intende segnare una sorta di ritorno alle radici. Il che, chiaramente, non implica l’esclusione categorica del nuovo o delle sperimentazioni. Fermo restando l’obiettivo inderogabile di terrorizzare chi legge, ciascun autore ha avuto massima libertà di espressione, cosicché il risultato è una carrellata di testi molto eterogenei per tematiche e stile, corrispondenti a svariate interpretazioni del concetto stesso di paura.
Creature terrificanti, indubbiamente, infestano queste storie – basti pensare al Piccolo dio verde dell’agonia di Stephen King, ai  Fantasmi con i denti di Peter Crowther, a Colui che cammina nei boschi di Brian Hodge, all’inquietante Uomo nel fosso di Lisa Tuttle, o alla Triste cosa oscura di Michael Marshall Smith, solo per citarne alcune –, ma non sempre si tratta di esseri tangibili; spesso sono mostri interiori, pura espressione delle fobie o del lato oscuro dell’animo umano – si pensi alla paura del fuoco egregiamente drammatizzata da Kaitlín Kienrnan in Figlia del fuoco, alla paura della morte e al desiderio di superarla efficacemente resa in Dimmi che ti rivedrò di Dennis Etchison, o al timore che i morti ritornino, gestita in modo sorprendente da La figlia del fabbricante di bare di Angela Slatter –, rappresentazioni che strisciano al confine della realtà, insinuando in noi quel margine di dubbio, che poi è il motore più efficace del terrore.
In molti casi, a ispirare i racconti, sono tematiche classiche, come la casa infestata  (La musica di Bengt Karlsson assassino di John Ajvide Lindkvist o Alice attraverso il foglio di plastica di Robert Shearman), la possessione demoniaca (Il Piccolo dio verde dell’agonia di Stephen King), i fantasmi (Fantasmi con i denti di Peter Crowther), o possibili visitatori alieni (Vicino a Zennor di Elisabeth Hand), eppure ciascuno scrittore riesce a sorprenderci con interpretazioni originali che vanno oltre il puro scopo intrattenitivo, mostrandoci come l’horror si presti a divenire metafora di contenuti profondi (il che dal mio personale punto di vista è ciò che conferisce spessore e potenzialità al genere). 
Ecco allora che Il piccolo dio verde dell’agonia di Stephen King, oltre a narrarci di una raccapricciante possessione, scandaglia la paura del dolore insita nell’essere umano e l’incubo rappresentato dalla malattia; il macabro quiz radiofonico che turba le notti di Edgeworth, il protagonista di Risposta sbagliata di Ramsey Campbell, ci fornisce l’occasione per una toccante riflessione sulla solitudine e sulla paura di essere soli; Colui che Cammina nei Boschi di Brian Hodge, nel raccontarci di un’antica creatura che infesta i boschi, ci fa riflettere sulla violenza esercitata dall’uomo sulla natura; Un gioco da bambini di Reggie Oliver, nel narrarci di una ragazzino astuto, curioso e ribelle, intento a esplorare una tenuta gravida di orribili segreti, si propone come allegoria della perdita dell’innocenza; Una triste cosa oscura di Michael Marshall Smith ci pone a contatto con un mostro tangibile, ma che incarna il dolore della perdita, la difficoltà di elaborare il lutto; la disturbante musica che fa da sottofondo a La musica di Bengt Karlsson assassino di John Ajvide Lindqvist scandisce la paura di perdere le persone che amiamo.
Discorso a sé merita Ultime parole di Richard Christian Matheson, che non a caso conclude la raccolta. Si tratta di un racconto molto particolare che, facendoci entrare nella mente di un serial killer, ci spinge a riflettere su un desiderio universale: quello di essere sentiti e ricordati, anche dopo la nostra dipartita.
Un’ottima occasione, insomma, per riscoprire o scoprire, il vero horror, lasciandosi guidare dalle penne più autorevoli in campo.


martedì 9 ottobre 2018

Anteprima: No exit di Taylor Adams

Titolo: Non exit
Autore: Taylor Adams
Editore: DeA Planeta
Pagine: 352
Prezzo: 17,00
Data di pubblicazione: 9 ottobre 2018

Descrizione:

Era bloccata a tremila metri d’altitudine, con i tergicristalli rotti, il cellulare morto e le parole dell’ultimo sms che le ronzavano in testa: “La mamma è okay, per il momento”.

È la sera del 23 dicembre, e sulle alture del Colorado la bufera di neve del secolo infuria da ore quando Darby è costretta a cercare riparo nella stazione di servizio di Wanapa, dove un vecchio cartello promette caffè bollente.
Tutto ciò che si augura è di riuscire a raggiungere il capezzale della madre prima che sia troppo tardi. Ma in quel luogo isolato dal mondo, nel retro di un furgone dai vetri semioscurati, Darby vede qualcosa che non avrebbe dovuto vedere.
Qualcosa di tanto incongruo da farle pensare a una specie di allucinazione: una paffuta mano infantile affacciata tra le sbarre di una grossa gabbia per cani. Inizia così, con un fotogramma fuori posto in una notte travagliata e bianchissima, l’avventura destinata a trasformare Darby nella più tosta e determinata delle eroine e il suo viaggio in una lotta per la sopravvivenza costellata di vertiginosi rovesciamenti.

Pubblicato per la prima volta da una piccola casa editrice inglese, No Exit ha conquistato i lettori grazie al ritmo forsennato e all’astuzia dei continui colpi di scena. Divenuto un clamoroso successo del passaparola, ha scatenato aste agguerrite fra gli editori e le major hollywoodiane.

lunedì 8 ottobre 2018

Recensione: I gemelli Gheddafi

Titolo: I gemelli Gheddafi
Autore: Marco Unbezio
Editore: Bookabook
Pagine: 272
Prezzo ebook: 7,99
Prezzo cartaceo: 15,00

Descrizione:
Milano, seconda decade degli anni Duemila. Mentre nel pieno della notte viene ritrovato il cadavere di un ragazzo mediorientale orrendamente mutilato, l'avvocato Matteo Riflessi riceve una telefonata. È Marco, il suo vecchio amico d'infanzia. Insieme erano "i Gemelli Gheddafi", il terrore del quartiere. A distanza di anni, il suo compagno di giochi, diventato un prete di prestigio della Curia milanese, gli chiede aiuto: un anziano monsignore è accusato di ricettazione di antichi manoscritti e ha bisogno di un avvocato. Ma quando il prelato muore in circostanze sospette, Matteo resta intrappolato in una vicenda labirintica la cui unica certezza è un misterioso legame tra i due cadaveri. Circondato da illustri porporati, 'sciure' fattucchiere e fantasmi del passato, Matteo avrà l'ardito compito di ricomporre lo schema di omissioni al cui interno si cela un'unica sconcertante verità.

La recensione di Miriam:
Due amici di vecchia data si  riuniscono in occasione di un arresto. Marco Corsini e Matteo Riflessi erano inseparabili da ragazzini, insieme giocavano e si divertivano terrorizzando il quartiere, ragion per cui erano soprannominati i Gemelli Gheddafi.  Di tempo ne è passato da allora, ormai sono uomini maturi e hanno scelto strade diverse: Matteo è diventato avvocato, mentre Marco ha preso i voti.
È proprio quest’ultimo a rintracciare l’amico, quando un prete a lui vicino, Monsignor Renzo Rossi, viene accusato di aver rubato alcuni libri antichi. Gli chiede di difenderlo e aiutarlo a ottenere gli arresti domiciliari, e lui, ovviamente non può che accettare. In fondo si tratta di un compito semplice e sbrigativo, almeno questo è ciò che crede finché la situazione non assume un piega del tutto imprevista.
Subito dopo aver ottenuto i domiciliari, il sacerdote viene ritrovato morto. La polizia è pronta ad archiviare il caso come suicidio, ma a Matteo i conti non tornano. La dinamica dei fatti gli suggerisce piuttosto l’idea di un omicidio, ma c’è di più. Quasi in contemporanea con la sua morte, in città viene rinvenuto il cadavere mutilato di un extracomunitario e alcuni dettagli inducono l’avvocato a sospettare che le due uccisioni siano legate in qualche modo.
Sebbene le forze dell’ordine, e lo stesso Marco, lo invitino a non immischiarsi e a lasciar perdere, lui non si dà pace e continua a indagare per far luce sulla verità.
Investigando per proprio conto, Matteo troverà sempre maggiori conferme ai suoi sospetti ed entrerà anche in possesso di un vecchio diario, scritto in Farsi, che in effetti collega le due vittime e forse potrebbe essere la chiave per risolvere il mistero.
Il giallo sapientemente imbastito da Marco Ubezio ci trascina alla scoperta del lato nascosto, e ben poco spirituale, della Chiesa. La ricettazione di testi antichi, ben presto, si rivelerà solo la punta di un iceberg, una copertura che cela crimini più gravi, commessi proprio da chi si fa portatore della parola di Dio e dovrebbe dare il buon esempio. Un caso che, richiamando la realtà attuale, ci parla di corruzione e perversione, oltre che di insabbiamento, giacché i ripetuti tentativi di frenare la curiosità di Matteo sono dettati proprio dalla voglia di mettere a tacere uno scandalo.
Sebbene interessante, anche per i temi trattati, la parte relativa alle indagini procede a ritmo lento e devo ammettere che non è riuscita a coinvolgermi particolarmente. In compenso l’autore riesce a vivacizzare le lettura grazie a uno stile fortemente ironico e proponendoci una carrellata di personaggi – sopra le righe e a tratti grotteschi – che catturano l’attenzione e, dal mio punto di vista, rappresentano il vero punto di forza dell’opera.
La colorita famiglia di Matteo, un anziano sacerdote dalle idee decisamente alternative, un novizio rockettaro, un nano fissato con i numeri e uno stravagante artista pennuto sono solo alcune delle stravaganti figure che si aggireranno fra le pagine del romanzo, contribuendo, più o meno inconsapevolmente, alla soluzione del caso.
Dei due Gemelli Gheddafi, Matteo è quello cui spetta il vero ruolo da protagonista – Marco rimane più sullo sfondo – riservandoci anche una serie di sorprese che riguardano la sua personalità e la sua sfera privata. Oltre che sul campo nella veste di un provetto investigatore, lo vedremo invischiato in una relazione sentimentale che gli sta stretta e tormentato da una verità che fatica ad ammettere persino a se stesso.
In maniera inaspettata, le indagini sulla morte di monsignor Rossi gli forniranno l’occasione di incontrare qualcuno che finirà per aiutarlo a sciogliere un nodo problematico della sua esistenza, arricchendo così il finale di un duplice colpo di scena.