lunedì 30 giugno 2014

Recensione: L'era della dissonanza

Titolo: L'era della dissonanza
Autore: Matteo Barbieri
 Copertina di Ksenja Laginja
Editore: Kipple Officina Libraria
Pagine: 168
Prezzo Cartaceo: 15 euro
Prezzo Ebook: 1,99
Vincitore del Premio Kipple 2013

Descrizione:
Dopo il ritrovamento di un uomo in buone condizioni, su un atollo deserto su cui difficilmente si potrebbe vivere, una serie di eventi modificano la vita di alcune persone che vivono a Barrakay. Essi cominciano a prendere sul serio voci complottiste che parlano di un misterioso evento catastrofico avvenuto anni prima, denominato “il segnale”, che ha creato il Vuoto Storico e resettato così l’umanità.
Barrakey è una città controllata dal Nucleo, ma al di fuori di essa esistono delle frontiere, e seguendo autostrade in disuso si possono ancora raggiungere luoghi abbandonati dove vivono uomini allo stato selvaggio, che apparentemente sembrano non aver subito gli effetti del segnale. In quei luoghi la sensazione di stordimento è maggiore, anche se non è possibile capirne la natura e per questo Jean Jacques LeMer - uno dei maggiori ricercatori - mette in relazione tutte quelle persone convocandole segretamente per scoprire la verità.

L'autore:
Matteo Barbieri è nato a Reggio Emilia nel 1985. La scrittura lo ha attratto sin da bambino e da allora scrive cose di ogni genere, con la predilezione per il fantastico. Traduttore di testi musicali, appassionato di musica e del web, Matteo ha poche ma qualificate pubblicazioni precedenti: la voracità del lettore che è in lui si riflette sui suoi testi.

La recensione di Miriam:
Ricominciare a partire da zero: utopia o distopia?
Certo, un nuovo inizio potrebbe sancire il ritorno alla purezza delle origini, la liberazione dagli errori del passato ma anche la perdita delle conoscenze e dei progressi raggiunti dal genere umano.
L’umanità sopravvissuta al Vuoto Storico è sospesa in una bolla di inconsapevolezza; non sa più da dove viene né dove è diretta, si ritrova semplicemente  a riscrivere l’ABC della propria storia a cominciare da un buco di memoria che, inevitabilmente, coincide con una mancanza di identità.
Il vago sentore che tutto sia cominciato con il Segnale è l’unico punto fermo sull’atollo del presente di Barrakay, per il resto ci sono domande a cui nessuno sembra saper rispondere e, sotto la superficie di un nuovo corso che potrebbe anche rivelarsi idilliaco, il sospetto strisciante di un complotto. Ma chi? Chi potrebbe aver cancellato la memoria collettiva con un colpo di spugna? Come e a quale scopo?
Mentre il Nucleo indaga sulla natura del Segnale, qualcuno si spinge un passo oltre, giacché gli indizi che in tutta la faccenda ci sia qualcosa di stonato non mancano.
Per Ostrom Quinter l’indizio si palesa su una bancarella del mercatino dell’antiquariato, è nei lineamenti di un vecchio busto che, come il naso del Vitangelo Moscarda di pirandelliana memoria, destabilizza il suo osservatore provocandogli una crisi di identità. Non presenta difetti la scultura in questione ma una somiglianza impossibile con Quinter. Il reperto, vecchio di cinquant’anni, riproduce il suo volto in maniera inequivocabile. Per molti il caso potrebbe essere archiviato come bizzarra coincidenza ma, in quella somiglianza Quinter vede qualcosa di più.
Forse non è chi crede di essere, i ricordi che ha perso, o che qualcuno gli ha cancellato, potrebbero celare uno scambio di persona. I suoi dubbi si infittiscono, quando su un atollo deserto del Quetzal viene ritrovato un uomo che, come gli altri, non ha memoria ma è sopravvissuto per un lunghissimo lasso di tempo in uno stato di completo isolamento dalla società. Emblematico il fatto che la sua mente, ridotta dal Segnale  a una tabula rasa, ne conservi comunque il nome: Maicol Endelone – quasi che l’identità si ribellasse al tentativo di resettaggio.
Quest’ultimo rappresenterà il secondo indizio per Quinter e, nello stesso tempo, un alleato nel suo ostinato percorso di ricerca della verità. Maicol, infatti, propende quanto lui per la teoria del complotto.
Superato l’incipit dal sapore onirico, a tratti surreale, il romanzo si sviluppa sulla scia dell’indagine scientifico-filosofica che avrà per protagonisti Quinter ed Endelone ma che, strada facendo, includerà anche altri personaggi come l’enigmatico Jean Jacques LeMer, che sembra essersi avvicinato più di chiunque altro alla verità, e la coppia formata da Mem e Rick, ricercatori finiti al centro di un complotto.
L’azione che si dispiega sull’atollo del presente si intreccia con ricordi frammentari sfuggiti al reset del Vuoto Storico e con una fitta raccolta epistolare che documenta le indagini condotte da LeMer prima del suo incontro con gli altri protagonisti.
La narrazione, alternando passi dal rigore quasi scientifico a passi visionari, sorregge una trama che mescola suggestioni fantascientifiche alla suspense tipica del racconto poliziesco, riservando un ampissimo margine alla riflessione filosofica che, dal mio punto di vista, rappresenta il vero punto di forza di quest’opera.
L’era della dissonanza è, infatti, un romanzo che può essere inscritto, senza tema di smentita, nel filone di quella fantascienza sociale che guarda al futuro rispecchiando il nostro presente.
L’epoca fortemente tecnologica in cui stiamo vivendo, in cui sempre più la memoria è affidata ai file, i supporti elettronici sostituiscono l’affidabilità della carta stampata, le stesse relazioni tra gli esseri umani si spingono in un territorio in cui reale e virtuale tendono a confondersi,  non può che rivelare dei punti nevralgici di convergenza con il Vuoto Storico paventato da Barbieri. Un Vuoto che si potrebbe tentare di tenere a distanza, non già rinunciando al progresso, ma preservando appunto la memoria del passato e, magari mantenendo nel presente degli atolli ideali ai quali tornare, ogni tanto, per riappropriarsi delle proprie origini e riaprire il dialogo con la natura.
Quella stessa musica che, nel romanzo anticipa l’era della dissonanza, potrebbe allora trasformarsi in un veicolo in grado di ricreare una sintonia tra l’uomo e la sua terra.

sabato 28 giugno 2014

Nero Press Edizioni: le novità in libreria

Titolo: Charles Satana Manson
Autrice: Bianamaria Massaro
Collana: Indagini
Editore: Nero Press
Pagine: 222
Prezzo: 12 euro

Descrizione:
Al via la collana di saggistica Indagini di Nero Press Edizioni e non poteva esserci debutto più
veemente. Con il saggio Charles “Satana” Manson: demitizzazione di un’icona satanica, Biancamaria
Massaro ci mostra i retroscena di una personalità che nel corso degli anni ha più volte sbalordito – e
inorridito – a causa di quel carisma folle che lo ha reso così celebre.
Un estratto dalla prefazione di Ruben De Luca, noto criminologo, è di per sé molto esplicativa:
Se conoscete la storia di Charles Manson solo per sentito dire e per le molteplici rappresentazioni
mediatiche e non avete mai letto niente di scientifico su di lui, il libro che avete tra le mani è lo
strumento perfetto per dipingere un quadro fedele alla realtà, non solo della vita e dei crimini di
Manson, ma anche di un intero periodo storico e della relativa cultura dell’epoca.
E ancora:
Biancamaria Massaro non si limita a raccontarci chi è Charles Manson, ma ci prende per mano e ci
porta a conoscere “i favolosi anni ’60″, il fermento della società americana della fine del decennio, i
Beatles, la guerra del Vietnam, le comunità hippies, i “figli dei fiori”, tutti gli elementi che hanno
creato un contesto unico nel quale l’influenza nefasta di Manson ha potuto manifestarsi, attirando nella
sua ragnatela tanti giovani sbandati in cerca di una guida carismatica. Senza la concomitanza di tutti
questi fattori, non sarebbe stato possibile trasformare Charles Manson in un mito che resiste ancora
oggi.
Ma perché “demitizzazione”?
Come ben evidenziato dall’Autrice, il gruppo fondato da lui aveva le caratteristiche di una setta, ma
con il satanismo non aveva assolutamente nulla a che fare.
In breve, questo saggio rappresenta una pietra miliare per chiunque sia interessato alla figura di Manson,
a chi fosse realmente, alla verità celata dietro le molteplici interpretazioni date anche da cosiddetti
“esperti della materia” e, come di ce lo stesso De Luca: La nuda e cruda verità, così come dovrebbe
essere in ogni saggio criminologico che si rispetti.

L'autrice:
Biancamaria Massaro è una scrittrice romana. Tra i suoi scritti troviamo opere di
genere fantascientifico (I Signori del Malsem, Kipple Officina Libraria, 2008), thriller
psicologico (Mistero a quattro voci, SBC Edizioni, 2013, Senza corpo non c’è reato, Tabula Fati, 2007)
e fantastico (La Quercia dai Rami d’Oro, Tabula Fati, 2005). Nel 2009 ha pubblicato per la Nemo
Editrice il romanzo per ragazzi Si può credere ai fantasmi?. Alcuni suoi racconti sono presenti in varie
antologie multiautore. Appassionata di criminologia, da qualche anno scrive saggi e articoli
sull’argomento. Nel 2013 ha collaborato al capitolo X, Pubblico, mass media e percezione del crimine
presente in Anatomia del crimine in Italia a cura di Ruben De Luca, Concetta Macrì e Barbara Zoli
(Giuffrè Editore). Nel 2010 ha pubblicato con La Giovane Holden Edizioni il breve saggio Mostri solo
se lo dicono i media? H. H. Holmes, Jack lo Squartatore e le madri assassine. Dal 2009 si occupa sul
sito La Tela Nera del progetto Cereal Wiki, una sorta di mini enciclopedia dedicata ai serial killer e
alla criminologia in continua evoluzione. Dal 2011 si occupa della rubrica Tagli di nera per il sito Nero
Cafè e alcuni dei suoi articoli sono apparsi sulla rivista Knife. Il suo sito è www.biancamariamassaro.it

Titolo: Tim Burton from Gotham to Wonderland
Autrice: Giulio Muratore
Collana: Indagini
Editore: Nero Press
Pagine: 120
Prezzo: 13 euro

Descrizione:
Tim Burton: from Gotham to Wonderland rappresenta un ideale sentiero letterario
verso la scoperta dell'universo gotico-visionario di Tim Burton.
Il saggio intende ripercorrere le tappe più significative del cineasta americano attraverso
un approccio anticonvenzionale, non rigidamente vincolato allo sviluppo cronologico
della sua filmografia ma piuttosto orientato a indagare quegli aspetti della sua poetica
fino a oggi poco noti, in parte trascurati o subordinati a questioni di maggior interesse
commerciale: la figura dell'outsider, la rappresentazione dell'infanzia, il ruolo femminile
nell'evoluzione dell'eroe, l'elusione della sessualità nel percorso narrativo, l'ispirazione
gotica e le contaminazioni di matrice espressionista. Un’analisi che non vuole essere
puro divertissement ma possa legarsi all’esperienza umana e ai valori sociali coi quali
l’autore è cresciuto e nei quali ha operato, regalando al lettore e all’appassionato
dell’opera burtoniana una nuova prospettiva sull’opera di questo affascinante
personaggio.
Uno degli aspetti più interessanti del cinema di Tim Burton riguarda sicuramente il
rapporto con il cinema classico: come è stato notato da numerosi e autorevoli critici
cinematografici, «i suoi film costituiscono un universo che fa volentieri a meno della
regia e della narrazione tradizionale del cinema americano». Ciò nonostante, è proprio
questo carattere che ha messo il cineasta di Burbank sotto le luci della ribalta,
consacrandolo a enfant prodige del cinema postmoderno.
Il carattere distintivo, sovversivo, originale e innovativo dei suoi mondi e delle sue
opere consiste proprio in questa continua ricerca e affermazione dell’autorialità,
attuata mediante un ribaltamento totale delle regole e dei codici espressivi.
Grazie a uno stile e a una visione artistica estremamente personali e identificabili, Tim
Burton è riuscito a imporsi nel panorama hollywoodiano come una delle figure più
originali e affascinanti degli ultimi venti anni. Proprio le sue singolarissime visioni
hanno spinto la critica a coniare il neologismo «Burtoniano » («Burton-esque» nei
paesi anglofoni), un termine che evoca immediatamente mondi e scenari onirici che
possono scaturire solo dalla mente di Tim Burton.

L'autore:
Giulio Muratore è nato a Fiesole nel 1988. Nel 2013 consegue la laurea magistrale in
Pro.S.M.Art. (Produzione di Spettacolo, Musica, Arte e Arte Tessile presso l’Università
degli Studi di Firenze. Nello stesso anno pubblica il saggio Italia Horror Underground,
primo studio ufficiale sul cinema di genere contemporaneo.

Titolo: Il sussurro dell'uomo nero
Autrice: Emanuele Corsi
Editore: Nero Press
Collana: Inizi
Pagine: 202
Prezzo: 15 euro

Descrizione:
La collana Inizi di Nero Press Edizioni dedicata ai più piccoli vede la sua terza uscita, Il sussurro
dell’uomo nero, stavolta con un vero e proprio romanzo scritto dall’ottimo Emanuele Corsi e illustrato
dai pennelli della straordinaria Ilaria Tuti.
Lisa è una ragazzina dalla fervida immaginazione, le piace raccontare storie e nella sua stanza ci sono
moltissimi giocattoli. Una notte, la sua bambola preferita, Corinna, viene avvicinata dall’Uomo Nero,
che le sussurra all’orecchio qualcosa di misterioso. Da quel momento, la vita di Lisa diviene un Inferno.
Corinna, la delicata damina di porcellana, inizia a plagiare gli altri giocattoli contro la padroncina e
riesce persino a rivoltarle contro le persone a lei più care! L’unico che le resterà fedele è un vecchio
pupazzo, così brutto da non avere neanche un nome. O meglio, Lisa l’ha sempre chiamato solo “Coso” e
con lui fuggirà in soffitta, attraverso un teatrino polveroso, ritrovandosi in un altro mondo, dove i ruoli
sono invertiti: i giocattoli sono vivi mentre lei diventa di plastica.
La soffitta urlò, o qualcosa del genere. Per un attimo Lisa vide tutto ciò che aveva davanti tendersi
all’infinito verso il teatrino, e “oltre” il teatrino: poi fu lei stessa ad allungarsi a dismisura, risucchiata
nella finestra insieme al suo pupazzo. E, infine, tutto si fece scuro.
L’avventura di Lisa e Coso è appena cominciata e non sarà facile per loro riuscire a sventare il piano
ordito da Corinna, che farebbe di tutto pur di vendicarsi della sua piccola padrona, che non l’ha mai fatta
giocare come lei avrebbe voluto…
La narrazione, ampiamente alla portata anche dei lettori più grandi, vi trascinerà nel bizzarro e
variopinto Mondo in Soffitta insieme a Lisa, Coso e agli amici Bart e Cristina, in quello che potremmo
definire un moderno Wonderland tutto italiano.

Gli autori:
Emanuele Corsi – L’autore
Da sempre prolifico story-teller a beneficio di pochi intimi, Emanuele Corsi negli ultimi anni conduce
una doppia vita: di giorno consulente informatico e padre di famiglia, di notte scrive mentre dorme (o
dorme mentre scrive). Trova il tempo di aggiornare un blog, “Il pigro creativo” contenente racconti
inediti e articoli su cinema TV e narrativa, e nel 2013 pubblica il racconto Processi irreversibili nella
raccolta Scimmiette di mare Project: Kill your writer (Nero Press Edizioni), opera con cui “uccide”
Valerio Evangelisti (che poi firma la prefazione al volume), dopo aver vinto l’omonimo concorso. È
finalista con un racconto horror al Premio Algernon Blackwood 2013.
Ilaria Tuti – L’illustratrice
Ilaria Tuti, friulana, ha pubblicato il suo primo romanzo nel 2012 (Isabel, Edizioni Montag). Per Delos
Digital ha pubblicato in ebookLa fame e l’inferno, con Carlo Vicenzi, Ceneri e Nido di carne nella
collana The Tube; i romanzi brevi Cerberus, Egemona eProfondo Alpha, per la collana Chew-9. Ha
pubblicato diversi racconti in antologie, tra cui ricordiamo Fiore d’inverno ne I Racconti del
Laboratorio (Nero Press Edizioni), ed è stata finalista al Premio Algernon Blackwood 2013. Ama
dipingere e realizza illustrazioni e cover per romanzi; sue le copertine de L’Autunno di Montebuio e Per ironia della morte, entrambi i libri editi da Nero Press Edizioni.


venerdì 27 giugno 2014

Anteprima: L'ombra del dio alato di Danilo Arona

Disponibile dal 26 giugno 2014  la nuova edizione,  rivista e ampliata, a cura di Kipple Officina Libraria, del saggio L’ombra del dio alato di Danilo Arona, scrittore e saggista dell’occulto che indaga in tutte le sue forme i territori dell’oscurità; è un ritorno in Kipple, quello di Danilo, già presente dal 2011 nel catalogo con il romanzo Palo Mayombe 2011, nella collana Avatar/eAvatar. La prefazione è del maestro Mauro D’Angelo.
L’ombra del dio alato esce in formato digitale - nell’ambito della nuova collana esoterica eXoth - in un contenitore destinato a portare nuove e profonde sorprese agli adepti delle scienze occulte, e prossimamente in versione cartacea per Atmosfera Edizioni.


Titolo: L'ombra del dio alato
Autore: Danilo Arona
Editore: Kipple Officina Libraria
Formato ePub e Mobi
Pagine: 256
Prezzo: 3,99

Descrizione:
Esiste un centro perfetto nella ricerca di Danilo Arona e risiede nell’antichissimo demone mesopotamico Pazuzu, entità che soffiava dal deserto il calore appartenente a quelle terre desolate di sabbia e aridità.
Arona ricostruisce - con una trama impeccabile - l’antica tela della civiltà umana, partendo dai tempi arcaici dove ogni connessione, sapientemente esaminata, ci riporta alle origini di Pazuzu e Lilith, sua partner nel duopolio che ruota sull’umanità. Un epicentro oscuro dove le regole dell’odierna Fisica quantistica si applicano perfettamente al mondo esoterico, fino a toccare i coinvolgimenti epocali in cui Pazuzu svetta come essere primigenio ed è causa di eventi apparentemente ordinari.
La prefazione di Mauro D’Angelo introduce e disegna perfettamente il territorio di ombre che Arona attraversa.

La quarta
Così come il vento rovente del deserto avvolge tutto, trascinando la sabbia e gli elementi che trova durante il suo passaggio, così la ricerca sistematica e minuziosa di Danilo Arona coinvolge Pazuzu - il demone mesopotamico identificato dal soffio bollente del deserto - e arriva a noi con tutta la sua carica sincretica, sincronica, pregna di una casualità - mai tale - che definisce la densa e fitta tela in cui il passato illumina la nostra condizione umana, dove le cause ci appaiono come il destino demiurgico cui potremmo essere designati, mentre sullo sfondo le energie occulte muovono indisturbate le pedine, quali noi siamo. Questo è l’imperdibile saggio sul dio alato Pazuzu, scritto dal più connettivista tra gli indagatori dell'esoterico.

L'Autore:

Danilo Arona (classe 1950), giornalista, scrittore, musicista, ma anche ricercatore sul campo di "storie ai confini della realtà", critico cinematografico e letterario, e instancabile "nomade". Al suo attivo: un incalcolabile numero di articoli disseminati qua e là tra giornali locali e riviste varie (Robot, Aliens, Cinema&Cinema, Focus, Primo Piano, Carmilla, HorrorMania e Il Corsaro Nero); saggi sul cinema horror e fantastico (Guida al fantacinema, Guida al cinema horror, Nuova guida al fantacinema - La maschera, la carne, il contagio, Vien di notte l'Uomo Nero - Il cinema di Stephen King e Wes Craven - Il buio oltre la siepe) e saggi sul Lato Oscuro della Realtà (Tutte storie, Satana ti vuole e Possessione mediatica). Da anni si dedica stabilmente alla narrativa, elaborando un personale concetto di horror italiano legato alle paure del territorio, con ormai decine di titoli scritti; nel campo della narrativa breve, sono numerosissime le sue partecipazioni alle più prestigiose, e innovative, antologie degli ultimi anni.

La collana eXoth
eXoth è la nuova collana di Kipple Officina Libraria dedicata agli studi del mondo esoterico e dell'occulto. Un contenitore di eccellenze filosofiche e medianiche, di esperimenti e astrazioni che spostano continuamente il confine del Reale e del Possibile. È l’altro lato delle nuove scienze Fisiche applicate alle antichissime scuole mistiche, in cui ogni aspetto della vita assume sembianze trascendenti e inumane.

mercoledì 25 giugno 2014

Recensione: Vessel. Orrore in Terrasanta+ presentazione Red Kollection

Titolo: VESSEL - Orrore in Terrasanta
Autore: Caleb Battiago
Cannibal Crusade Serie #1
Illustrazione di copertina di Daniele Serra
Formato ebook
Pagine: 24
Prezzo di copertina: € 1,39
Produzione indipendente
Disponibile su Amazon
Descrizione:
Acri - 1084. Un ragazzo fiammingo viene colto in fragrante in atti di cannibalismo. Il mercante inglese Driskoll Cook organizzerà una punizione esemplare, grazie ai suoi
feroci cani mastiff, cambiando per sempre la vita del ragazzo. Antiochia - 1098. Le truppe crociate affamate assediano la città. Yaghisiyan, l’Emiro selgiudico, osserva dalle mura alcuni cavalieri che scavano nel loro stesso cimitero, a fianco
dell’accampamento, estraggono i compagni caduti per arrostirne pezzi e divorarli.
Manda degli emissari a Goffredo di Buglione, a capo delle truppe crociate, per protestare contro l’antropofagia diffusa tra gli infedeli. Nasce la leggenda dei Tafur, i diavoli
viventi, i superstiti della legione degli straccioni di Pietro l’Eremita, bande di assassini, stupratori, cannibali che portano l’orrore in Terrasanta, affiancando a intermittenza
gli eserciti cristiani. Un fiammingo sfregiato, Vessel, è uno dei loro capi.
Gerusalemme - 1099. L’esercito crociato guidato da Goffredo di Buglione, Tancredi D’Altavilla, Roberto di Normandia e da altri nobili sferra l’attacco decisivo alla città santa. È il giorno della presa di Gerusalemme e del massacro delle truppe egiziane e saracene e di gran parte della popolazione. Al mattatoio partecipa anche la banda di Vessel, indossando divise crociate trafugate. Chenay, la sua donna armate di roncole, Portanero il gigante iberico collezionista di organi, Serafino, l’ex-gesuita psicopatico, e tanti altri. Una brigata di orrore che approfitterà dell’abbondanza di carne e di sangue di quell’epica giornata. La bandiera crociata finalmente sventola sulle torri di Gerusalemme, la battaglia è vinta. Dalla fortezza di David Goffredo di Buglione mostra ai suoi uomini, ormai invasati, lo scroto sanguinante di Iftikhar al- Dawla, il luogotenente del Califfo. Il Santo Sepolcro è finalmente in mani cristiane. Ma gli incubi in Terrasanta continuano, sotterraneamente, nascosti dietro le pieghe della storia, ispirati da Vessel lo Sfregiato e dalle sue orde fameliche.
La prima crociata come non è mai stata raccontata e immaginata.
 
La recensione di Miriam:
La nostra storia è ricca di pagine cruente che ben si collocherebbero in un libro horror. Le crociate, associando all’efferatezza tipica della conquista l’idea contraddittoria e quasi perversa di “guerra santa”, di sicuro sono tra quelle. La diabolica vena creativa di Caleb Battiago non poteva che trovare terreno fertile in un simile contesto. Dopo averci trasportati nella noche triste del 1520 facendoci attraversare gli anfratti oscuri del Mitclan, l’autore ci invita a compiere un nuovo salto mortale a ritroso nel tempo, proiettandoci appunto nell’inferno della prima crociata. Ancora una volta scompagina la linea temporale, comprime passato e futuro trasportando nelle pieghe della storia già scritta le note antropofagiche che caratterizzano il futuro distopico di Naraka. Il risultato è un’ardita quanto verosimile, reinterpretazione della presa di Gerusalemme. Una riscrittura in salsa splatter in cui la fame di carne umana e la sete di sangue non sono ostentazione di violenza fine a se stessa ma piuttosto una forma di libera espressione dell’inconscio, specchio della nostra anima più nera e più vera − o del nostro tempo, se si preferisce una lettura in chiave sociologica. Quanto mai calzante risulta in questo scenario il leitmotiv del cannibalismo. Lì dove guerra e religione si sovrappongono e si fondono, lì dove il sangue umano versato si spreca in nome di Cristo, la valenza simbolica dell’atto antropofagico si rafforza. Le pratiche cannibaliche che si diffondono fra le truppe crociate nascono dalla fame, sono ispirate da un disperato istinto di sopravvivenza, ma nondimeno richiamano l’idea del pasto totemico, di quel cibarsi che è al tempo stesso piacere e sacrificio indispensabile per l’accoglienza/interiorizzazione della divinità. 
Così come avviene nell’inconscio in cui le linee di demarcazione si dissolvono, anche qui diviene arduo scorgere differenze reali tra fedeli e infedeli, soprattutto se si vuol guardare alla condotta morale dei singoli individui. Non  a caso I Tafur, superstiti della banda di infedeli guidata da Pietro l’eremita, noti per essere stupratori, razziatori, cannibali, affiancano gli eserciti cristiani; sono appunto feccia mascherata da armata di Cristo che con la stessa non fatica a confondersi. Ed è proprio in questo punto nevralgico che si innesta la storia di Vessel, una storia di violenza, di rabbia, di vendetta che pure riesce a scavarsi uno strano solco nel cuore del lettore. Vessel è un antieroe per eccellenza, è un cattivo tra i cattivi che al suo apparire suscita però un moto di empatia. È un ragazzino di soli quattordici anni, reo di aver mangiato, quando lo scopriamo nelle grinfie del mercante inglese Driskoll Cook che, per lui, architetta una punizione esemplare. Seguono i morsi dei mastiff che di lui faranno uno sfregiato oltre che un adulto senza scrupoli determinato a vendicarsi. 
Lo ritroveremo così a distanza di anni a capo della sua banda di Tafur, travestito da crociato, protagonista del mattatoio che si scatenerà quando Goffredo di Buglione sferrerà il suo attacco decisivo alla città santa. 
Una carneficina senza censure che vedrà sfilare una serie di grotteschi personaggi, da un gigante collezionista di organi a un ex-gesuita psicopatico, senza dimenticare la letale Chenay che ci guiderà verso un finale assolutamente insospettabile, struggente nella sua affamata ferocia.


Il racconto Vessel è ora disponibile all’interno del nuovissimo ebook Red Kollection, un unico contenitore infernale che raggruppa varie opere di narrativa breve firmate da Caleb Battiago già edite singolarmente più un racconto inedito davvero imperdibile.
Ad aprire questa maratona cannibalica è, infatti,  Regnum Congo, racconto liberamente ispirato a L'illustrazione nella casa (1920) di H.P. Lovecraft.
Anima solitaria che vaga per i cimiteri del Massachusetts alla ricerca della tomba di suo padre, il protagonista di questa storia dal sapore decisamente horror, si ritrova in una casa sospesa nel nulla. Al suo interno un testo raro che attrae subito la sua attenzione e tra le pagine un’illustrazione disturbante. Si tratta della Tavola XII dei fratelli De Bry che raffigura il mattatoio indigeno degli Anzique. Un incubo pronto a bucare la pagina e fagocitare l’uomo in una terrificante follia.
Ostenta tette da balena, carne flaccida e dita tozze l’incubo che, passando per l’illustrazione, d’improvviso vien giù dalle scale di quella che sembrava un’abitazione deserta, una strana guardiana dell’aldilà che saprà traghettare anche voi sulle rive dei vostri sogni peggiori.
Un gioiello narrativo che già da solo vale l’intera raccolta.

Non mi resta che augurarvi buon appetito!

 Titolo: Red Kollection
Autore: Caleb Battiago
Illustrazione di copertina di Vincent Chong
Formato ebook
Pagine: 96
Prezzo di copertina: € 2,69
Disponibile su Amazon

Descrizione:
Raccolta di varie opere di narrativa breve, contiene il racconto inedito Regnum
Congo, la raccolta di racconti Limbus - Trilogia di Scarafaggi, il racconto Mictlan - Doppio
Inferno, il racconto Vessel - Orrore in Terrasanta e la raccolta di racconti Acrux - Reloaded.
Questa raccolta di opere contiene il cannibalico racconto inedito Regnum Congo, liberamente
ispirato a L'illustrazione nella casa (1920) di H.P. Lovecraft, e altre opere pubblicate
separatamente: la raccolta di racconti SF/Weird Limbus - Trilogia di Scarafaggi (con i
racconti: Limbus, Der Bruter, Kaferdammerung) storie ambientate nel distopico quartiere di
Parigi Sud 5, nella Nuova Francia narakiana; il racconto SF Epic/Horror Mictlan - Doppio
Inferno, con le location parallele di Tenochtitlan, durante l’impero azteco all'epoca di
Cortes (1520) e nella post-apocalittica Mexico City nel 2277, tra orde di zombie e tecnologiche
guerriere, le tigri di ferro; il racconto Horror/Epic Vessel - Orrore in Terrasanta,
che racconta le gesta delle orde dei Kafour, stupratori, assassini e cannibali che imperversano
durante la prima crociata e la presa di Gerusalemme (1099); la raccolta di racconti Acrux - Reloaded (con i racconti: Polaris - La
stella del Nord, Acrux - La stella del Sud, Lesuth - L’aculeo, L’ascensore di Tristan), tre storie hard-Thriller con plot intrecciati, ambientate in
una onirica Roma, tra prostitute e vendicative transgender, e un racconto SF/Dark Eros ambientato nella distopica città di Shanti. 


E per saperne di più...
Visita il sito dell'autore
 













 

lunedì 23 giugno 2014

Recensione: Il decalogo. Dieci racconti per violare i Comandamenti di Dio

Titolo: Il decalogo
Autori: AA. VV
Editore: Il foglio letterario
Pagine: 200
Prezzo: 14,00

Descrizione:
I Dieci Comandamenti appaiono come precetti lontani, distanti nel tempo e dalla quotidianità della vita. Per alcuni rappresentano soltanto un ricordo dei giorni del Catechismo e si legano a immagini di vecchie suore vestite di nero.
Eppure il Volere di Dio è cresciuto con noi: se da bambini faticavamo a rispettare precetti come “ascolta quel che dicono il papà e la mamma” o “non dire le bugie”, da adulti abbiamo familiarizzato con azioni e desideri che non immaginavamo appartenerci, come “Non avrai altro Dio all’infuori di me” o “Non uccidere”.
Norme e precetti che ci vincolano come obblighi o comportamenti che scegliamo liberamente di tenere se vogliamo camminare nella luce di Dio? Questo è l’altalenante equilibrio su cui si regge la nostra vita.
Gli autori dei racconti di questa raccolta dimostrano come i Comandamenti siano ancora attuali e come l’uomo non riesca ad allontanarsi dalle forme, sempre nuove e rinnovate, in cui si manifesta il Male.
Voi… quali comandamenti avete violato?

Vìolano i Comandamenti di Dio:
(in ordine di apparizione)
Alessandro Cascio
Stefano Pastor
Federico Guerri
Fabio Izzo
Laura Sartori
Maurizio Cometto
Fabio Beccacini
Frank Solitario
Enrico Miceli
Bruno Osimo
Valerio Gaglione
Andrea Borla

La recensione di Miriam:

“Non avrai altro Dio all’infuori di me, spesso mi ha fatto pensare…” Così esordisce Tito nell’indimenticabile testamento vergato da Fabrizio De André. Un testamento che mette in discussione il concetto stesso di giustizia e l’infallibilità della legge divina, spesso cieca alle circostanze della vita.
Leggendo Il Decalogo non ho potuto fare a meno di ripensare alle parole del buon ladrone poiché i dieci racconti per violare i Comandamenti di Dio contenuti in questa raccolta, in qualche modo, ne ricalcano l’orma concettuale
Per dirla con Piero Scacchi, “la decisione di conformarsi al volere divino e l’esercizio del libero arbitrio, non  sono una prova facile da superare”. In teoria nessuno metterebbe in discussione la validità di precetti quali, onora il padre e la madre, non mentire, non rubare, non uccidere − a prescindere dalla religione di appartenenza − la pratica però è un’altra cosa e deve fare i conti con una serie di variabili impossibili da trascurare.
Ma facciamo un piccolo passo indietro, perché a questo punto, forse, vi starete chiedendo: chi è Piero Scacchi?
Piero Scacchi, per l’appunto, è un assassino, un uomo che ha preso le distanze da Dio, ma anche una persona che dallo spazio angusto della sua cella riesce a fornire il suo contributo alla macchina della giustizia e, non da ultimo uno scrittore.
Fuoriuscito dalla fucina creativa di Andrea Borla − curatore dell’antologia −, Piero Scacchi è il primo personaggio in cui ci imbattiamo, quello che ci offre la cornice narrativa in cui andranno a incastonarsi i racconti a seguire. Dieci testi (+ due), diversi tra loro per genere, forma e contenuti ma tutti accomunati da un confronto diretto con le tavole della Legge. Ciascun testo si lega, infatti, a un preciso comandamento e si propone come esempio di quella difficoltà legata alla pratica a cui accennavo prima.
Non aspettatevi dieci ritratti di criminali efferati, testimonianze di persone abiette o degeneri, non è questo il caso. I protagonisti che animano queste pagine sono esseri umani con i loro pregi, i loro difetti e il loro sano bagaglio di buoni propositi, esattamente come noi, il contesto in cui sono chiamati a esercitare il loro libero arbitrio, tuttavia, li pone nella condizione di trasgredire o, quanto meno, di mettere in discussione la Legge.
A spianare la strada per questo cammino, insolito e dissacrante, è Paradise City, un racconto dal ritmo rock che ci proietta in una dimensione futuristica, quasi da videogame, una città ideale in cui solo chi è capace di avere fede anche nei momenti più brutti sopravvive. È in questo contesto insolito quanto spiazzante che si palesa Dio prima che la danza del decalogo violato abbia effettivamente inizio.
Abbandonato lo scenario fantastico, torniamo con i piedi per terra, lì dove la superstizione miete vittime innocenti e l’idea che esista un solo Dio vacilla (Ti diranno).
Di qui in poi ci avventuriamo tra le pieghe di una casistica assai variegata. Il protagonista de L’operatore, per esempio, induce un innocente a nominare Dio invano per perseguire il nobile fine di salvargli la vita; quello di Amen omette di santificare le feste ma, con una vita sfigata come la sua, chi avrebbe voglia di festeggiare? Ne La clinica, incontriamo una figlia devota che, di certo, onora suo padre, ma è davvero ciò che un Dio amorevole vorrebbe se ciò finisse per glorificare la malattia a discapito delle persone che indirettamente devono affrontarla?
E che dire del marito tradito ne L’inizio dell’inverno? Uccidere per lui è quasi un atto necessario, per salvare l’onore e, forse, anche la famiglia, ma l’intenzione basterà a far di lui un assassino? Saprà violare la legge di Dio o sarà quest’ultima o violare lui giocandogli l’ennesimo brutto tiro?
C’è poi chi commette atti impuri affidandosi alla tecnologia e, probabilmente, non può definirsi peccatore se non a livello puramente virtuale… ovvio, fino a che il confine tra reale e virtuale non si sfalda (Real Doll). E c’è chi ruba vite per scrivere romanzi, così più che ladro si profila come onesto lavoratore che asseconda solo un’avidità di settore (Ladri di vite). Qualcuno pecca contro la sua volontà come la protagonista de Il fascino della divisa, che reca falsa testimonianza dopo essere stata stuprata da chi dovrebbe esercitare la giustizia, qualcun altro pecca quasi con innocenza come il tredicenne che in Ragazzo per gioco scopre i piaceri del sesso con la zia quarantenne, o lo strano cleptomane di Cattiva arte per cattive persone, che delle cose altrui si appropria per dare un senso al suo stesso vivere.
Rei per scelta o per forza, per caso o per necessità che di divino non hanno niente e che spesso fanno fatica a comprendere i disegni di Dio.
Non fa eccezione Piero Scacchi che in chiusura torna sulla scena con un nuovo racconto chiamando in causa un undicesimo comandamento a sorpresa: Non amare. Una sorta di confessione, sentita, vibrante che ribaltando il precetto proposto da Gesù, “ama il prossimo tuo come te stesso”, pone l’accento sull’ipocrisia di cui la religione non è scevra, la stessa che, forse non a caso, con forza erompeva dal Testamento di Tito.
Una raccolta irriverente, divertente, a tratti spiazzante, che intrattiene e fa riflettere. Un percorso alternativo particolarmente consigliato a chi è animato da spirito critico e non ha timore di sfidare i dogmi.







sabato 21 giugno 2014

Blog Tour La porta dei Cieli: Consualia e Neo-Orfismo



Qualche tempo fa vi abbiamo proposto la recensione di un romanzo molto interessante. Si tratta de La Porta dei Cieli di Stefano Dipino, un mistery pregno di storia e neopaganesimo.
Il caso ha voluto che avremmo pubblicato la nostra tappa proprio oggi, nel giorno di Litha, una festività per noi molto importante.
Siamo liete di festeggiare così con voi!
Con nostro sommo piacere vi presentiamo la sesta tappa del blog tour che vi porterà alla scoperta del lato pagano della storia.

La Porta dei Cieli ci riporta alla origini della storia romana, quel periodo in cui il paganesimo ricopriva un ruolo fondamentale nella vita dei cittadini.
Miliardi sono i culti che hanno pervaso le strade di Roma, oggi però ci soffermeremo sui Consualia e Neo-orfismo.
Apparentemente non c’è legame tra i due, eppure aprendo un po’ le porte della percezione vi accorgerete che qualcosa che li accomuna c’è.
I Consualia sono rituali che si svolgevano in onore del Dio Conso due volte l’anno, il 21 agosto e il 15 dicembre.
Il Dio Conso è la divinità del seme del grano, colui che si occupa di rendere la terra fertile e di donare un raccolto abbondante. Le date dei Consualia non sono scelte a caso, si tratta dei periodi favorevoli per raccogliere e seminare.
I romani tenevano un altare nascosto sotto il Circo Massimo che, per le due occasioni, veniva innalzato e addobbato in onore del Dio. L’altare sotterraneo in realtà non è un’esclusiva del Dio Conso, anche ad altre divinità veniva riservato un trattamento simile. Parliamo di quelle che sono definite Divinità Ctonie,Dèi sotterranei che dormono nel sottosuolo e salgono in superficie solo in periodi specifici dell’anno.
La legenda narra che fu proprio Romolo a istituire i Consualia, periodo durante il quale fu attuato il Ratto delle Sabine.
Per l’occasione l’altare veniva addobbato di ghirlande, venivano organizzati giochi, corse con i muli e i cavalli e, sacrifici in onore del Dio.
Se state pensando a scene splatter in cui bande di esaltati squartano persone e animali a casaccio per tenere a bada gli Dèi, vi sbagliate di grosso.
I sacrifici potevano essere di varia natura, motivo per cui sarebbe più corretto parlare di offerte. Ognuno decideva di donare qualcosa al Dio, frutta, cibo, fiori, animali e, qualcuno, optava per la propria stessa vita.
In questo senso ci ricolleghiamo all’Orfismo, rituale che vede al centro della sua natura l’offerta, il sacrificio.
L’Orfismo, se pur di origine greca si è espanso nel corso della storia, arrivando fino a Roma.
I Riti Orfici celebrano il sacrificio di Orfeo nell’aldilà e quello di Dioniso, dilaniato dai Titani. La particolarità di questi rituali sta nel considerare il sacrifico come unico modo per mantenere viva la Divinità. Questo non significa che gli Dèi richiedono qualcosa in cambio ma, al contrario, che chi svolge il rituale ha bisogno di un atto che mantenga viva nella sua mente l’idea del Divino. Offrire qualcosa è il segno tangibile che, nella mente dell’uomo la Divinità c’è e lui se ne ricorda. È un po’ la traduzione pratica di quello che Freud definiva pasto totemico.
Ne La Porta dei Cieli si assiste a un tentativo di riportare in auge i Consualia attraverso il Neo-Orfismo, una formula moderna di rituale che considera il sacrificio necessario per riportare in vita la Divinità e aprire le porte della percezione che permettono di comunicare con il mondo “ultraterreno”.
Di questi rituali si sa’ in realtà ben poco, o comunque meno rispetto ad altri ma, appare evidente che, spesso, la cultura del luogo comune può essere fuorviante e distorce quelli che sono stati anni di tradizione.
Con questo articolo Il Flauto di Pan vi lascia qualche notizia in più sulla tradizione pagana e spera di avervi incuriosito sul romanzo La Porta dei Cieli, una storia che sull’esoterismo e il paganesimo la sa lunga!


Blessed Litha  )O(

Vi ricordiamo che potete commentare questa tappa fino al 24 giugno.
Il Blog tour si chiuderà il 6 luglio, avete tempo fino ad allora per partecipare. 
Ulteriori informazioni  e le regole per partecipare al GA potete trovarle cliccando qui
 



venerdì 20 giugno 2014

Recensione: Mosaico a tessere di sangue

Titolo: Mosaico a tessere di sangue 
Autore: Stefano Di Marino 
Editore: Cordero 
Collana: Crimen 
Pagine: 153 
Prezzo: 15 euro
Descrizione: 
Fine estate, litorale pontino. All'hotel "Lungomare" del lido di Latina una direttrice d'albergo con l'hobby della pittura fa gli onori di casa ai suoi ospiti di bassa stagione: uno sbirro ferito nel corpo e nello spirito, un criminologo di successo, un presentatore televisivo con la fama di playboy e la sua ultima fiamma, una modella sexy e sregolata, un’infermiera nervosa e la sua remissiva compagna. A marcare la strana réunion la comune e inquietante conoscenza di Moira Rachelli, conosciuta come la Mantide della Brianza, un curriculum di 23 omicidi confessati, serial killer, predatrice di uomini adescati nei club privé, uccisa in un conflitto a fuoco con la polizia...
Ma è davvero morta Moira la pazza? Come in un mosaico, prende forma un piano di vendetta efferato, un rituale del massacro progressivo cui è necessario porre fine al più presto per evitare una totale carneficina... 

L'autore:

Stefano Di Marino (Milano 1961), scrittore, traduttore, sceneggiatore di fumetti. È autore di polizieschi, gialli, thriller e fantasy – che firma sia col suo nome, sia con quello di Steve De Marino, sia ricorrendo a vari pseudonimi –, nonché di saggi sulle arti marziali di cui è grande appassionato. Tra i suoi romanzi, Il Cavaliere del Vento, Quarto Reich, Ora Zero, la trilogia di Montecristo, Pietrafredda.


La recensione di Miriam:
Alcuni incubi possono restare sopiti per anni e poi tornare a farti correre i brividi lungo la schiena quando meno te lo aspetti. Il mosaico composto in questo libro comincia proprio con un incubo che ha il volto affascinante di una donna: la mantide della Brianza o Moira la Pazza, se preferite. All’anagrafe è semplicemente Moira Rachelli, una serial killer efferata, con all’attivo ben ventitré omicidi. Le sue vittime uomini dediti a frequentare prostitute e club privati in cui si pratica sesso estremo, il suo disegno una sorta di vendetta nei confronti del genere maschile. Il caso si chiude nel migliore dei modi auspicabili quando Moira viene arrestata e confinata entro le mura di un ospedale psichiatrico ma, a distanza di anni, la donna torna a colpire. L’ennesimo omicidio le spiana la via per la libertà ma è questione di attimi poiché la sua evasione si conclude rapidamente con un colpo di pistola. Questa volta la vittima è proprio lei, la mantide definitivamente sconfitta… o forse no?
Il vero incubo, in realtà, ha inizio quando tutto sembra essere finito. A brevissima distanza dalla morte della Rachelli, un piccolo gruppo di villeggianti di bassa stagione si ritrova nell’hotel Lungomare di Latina. Nulla di strano fino a che non emerge una curiosa coincidenza: i vacanzieri in questione, così come la direttrice stessa dell’albergo, sono tutti accomunati, in qualche modo, dal fantasma di Moira.
Franco Belli è il poliziotto che, a suo tempo, l’ha arrestata; Corrado Larcher è un noto showman che alla mantide ha dedicato diverse puntate del suo programma ma è anche l’unica vittima designata dall’assassina che sia riuscita a sopravvivere; Giovanni Marter è il criminologo che ha seguito il caso; Roberta un’infermiera che l’ha avuta in cura quando era ricoverata nell’istituto psichiatrico; Rossana, la direttrice dell’hotel, coltiva l’hobby della pittura e ha avuto occasione di ritrarre Moira in manicomio.
È solo un caso che si siano ritrovati insieme nello stesso luogo? È frutto del caso anche l’incidente che ha provocato l’isolamento dell’albergo impedendo agli ospiti di allontanarsi? Oppure sono topi finiti in una trappola congegnata ad arte da qualcuno?
Prendendo le mosse da una situazione che riecheggia i migliori gialli della Christie, Stefano Di Marino incastra le sue tessere di sangue costruendo un giallo, dalle ambientazioni e dal sapore tutto italiano, che corre lungo il filo della suspense riuscendo a conquistare l’attenzione del lettore dalla prima all’ultima pagina.  
Far luce sulla vicenda è questione di vita o di morte per gli attori coinvolti poiché sono potenziali vittime, ignare pedine di un gioco destinate a cadere tutte, senza esclusioni. Le indagini, tutt’altro che ufficiali, si svolgono dunque in una situazione di estremo pericolo trasformandosi così in un’avvincente partita a carte coperte
Da abile burattinaio, l’autore manovra i fili della sua trama riservandoci svolte inattese e intrecci studiati ad arte per instradarci verso la soluzione del mistero o depistarci, fino a coglierci del tutto di sorpresa con un finale spiazzante. 
Una detective story ottimamente orchestrata in cui gli elementi tipici del giallo tradizionale si sposano con le atmosfere nostrane generando un valido esempio di “thriller all’italiana”. 
Lettura decisamente consigliata agli appassionati del genere.